Il Fabbro tra miti, leggende e magia.

Nel folklore e nel pensiero popolare esiste un collegamento tra i mestieri che usano il fuoco e la magia. La figura del fabbro è sempre stata considerata “sovrannaturale” in Europa fino al XIX secolo; infatti in Gran Bretagna, i fabbri, erano denominati “incantatori del sangue” ovvero guaritori e si credeva che potessero predire il futuro e compiere magie. Ad esempio, l’ acqua usata per temprare i metalli era considerata dotata di magiche virtù ed era molto ricercata; i chiodi forgiati dal fabbro e inchiodati in un albero curassero certe malattie (trasferendole alla pianta). Una magia particolarmente potente era custodita dal fabbro, ovvero la parola segreta che rendeva possibile domare anche il cavallo più selvaggio. Questa era la Parola del Cavaliere (Horseman’s Word) che doveva essere sussurrata nell’orecchio della bestia. Sulle incudini si facevano giuramenti solenni, come fosse una specie d’ altare; e sempre il fabbro, in alcune località rurali, aveva l’ autorità per unire in matrimonio. Al fabbro ci si rivolgeva per ottenere ogni sorta di protezione e cure magiche.

Il prototipo del fabbro-mago lo ritroviamo nelle saghe dell’ Edda nel personaggio Volund (Wayland o Weland). Egli era il fabbro degli Dei ed imparò la sua arte dal gigante Mimir e dagli Elfi Neri. Le armi forgiate da Wayland erano dotate di poteri magici. La leggenda di Wayland è molto antica ed era comune ai popoli germanici e celtici e fu tramandata anche dopo la conversione al cristianesimo. Un eco della sopravvivenza del ricordo di Wayland anche durante i secoli cristiani è attestabile nel Berkshire ad Uffington, dove è presente un tumulo noto localmente come Wayland Smithy. La tradizione narra che, chiunque abbandoni un cavallo vicino questi menhir, a mezzanotte in un plenilunio, lo ritroverà con gli zoccoli ferrati alla successiva alba. Di più, si racconta che nelle notti d’inverno, lo spettro di Wayland viaggi nelle vicinanze brandendo la sua magica spada.

In periodo cristiano, nel pieno della caccia alle streghe, anche i fabbri non godettero di buona fama e venivano considerati al pari di maghi malvagi e sospettati di frequentare gli inferi e il demonio (che si rivolgeva ad essi per ferrare gli zoccoli caprini). A queste credenze possiamo legare la leggenda inglese del maniscalco San Dustan (925-988). Secondo la leggenda, un giorno, si presentò nella sua fucina il Diavolo, sotto mentite spoglie, chiedendoli di ferrargli il piede. San Dustan acconsenti, ma si accorse che si trattava di zoccoli caprini e riconobbe il sinistro personaggio; perciò S. Dustan lo legò ad una catena di ferro (magica?) così resistente da imprigionarlo. Scocciato, il demonio, scese ad un compromesso: non sarebbe mai entrato nelle case e nei luoghi sulle cui porte era inchiodato una staffa di cavallo. Si potrebbe vedere in questa leggenda, un eco del paganesimo norreno, ove la catena tanto ricorda quella che incatenò il lupo malvagio fino al giorno del Ragnarok.

Divinità associate a questo mestiere e protettrici dei fabbri sono Vulcano, Thor e Brighid.

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~ di Jule su 18 luglio 2013.

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