Licantropia e Uomini-Lupo, la natura bestiale dell’uomo nei miti dell’europa mediterranea, continentale e nordica.

lupomannaro
L‘ essere umano subisce l’influsso celeste così come i pesci risentono dei turbamenti delle acque. Sugli individui più sensibili, queste energie, hanno un impatto maggiore. Nelle notti in cui la luna è arsa dal sole si vedono uomini tramutarsi in lupi. La loro forza fisica aumenta; peli, capelli e unghia sono accresciuti ed il delirio si accende nella loro mente. L’istinto animale gli avvince tanto da non essere più considerati umani.

Che ci crediamo o no, storie di uomini-lupo sono presenti nei miti e nei racconti popolari di numerosi popoli e civiltà del presente e del passato. Essi figurano nelle saghe teutoniche, celtiche, norrene; sono presenti nella tradizione degli antichi romani e anche oltre l’Atlantico presso i nativi americani e i popoli indigeni.

Vi va di analizzare il fenomeno della licantropia dal punto di vista magico?

Inizierei con delineare i tratti principali e le corrispondenze che emergono dai racconti relativi a questo fenomeno, ovvero il rapporto tra il lupo e le notti di plenilunio.

LA SIMBOLOGIA DEL LUPO

La figura del lupo è presente nei racconti popolari e nei miti del passato sia come simbolo del pericolo, sia come animale protettore. Pensiamo al mito d’origine della stirpe del popolo romano. Per i romani il lupo fu un simbolo di buon augurio perché fu la lupa larenzia ad allattare Romolo e Remo, fu il latte della lupa a trasferire la forza e il valore guerriero all’intero popolo, donando loro il dono di trionfare sui nemici. Era usanza disporre delle immagini di teste di lupo nelle case e nei luoghi pubblici come protezione contro il male e auspicio di buon augurio. Anche i denti di lupo erano collezionati come potente amuleto. Di rilievo, al fine di questa analisi è la celebrazione dei Lupercalia, in onore alla Lupa e che vedeva i suoi sacerdoti posseduti da un furore estatico capace di tramutarli nella bestia. I lupercalia erano celebrazioni espiatorie e propiziatorie. I Larenziali, celebrazioni della Lupa Larenzia, si tenevano invece il 30 maggio.

Spostandoci verso nord, oltre i confini dell’ Impero romano, storie di lupi e di uomini erano protagonisti delle leggende dei germani, dei teutoni  e degli scandinavi. Presso queste culture, il lupo fu parimenti considerato un simbolo della forza indomita, ma al contrario dei romani esso fu espressione di una forza da controllare, archetipo perfetto del pericolo e della guerra. Infatti lupi accompagnano Wodan-Odino, la mano del dio Tyr fu mutilata dal lupo maligno Fenrir: l’incarnazione stessa del male assoluto contro cui gli Dei buoni dovranno inesorabilmente combattere. Nelle profezie di questi popoli si parlava di tre momenti storici: l’Era dell’Ascia, l’Era della Spada e la più cupa, l’ Era del Lupo. Nell’ Era del Lupo il carattere degli uomini diventerà ribelle, eccessivamente individualista e aggressivo; sorgeranno guerre contro ogni principio morale ed etico: fratelli contro fratelli, figli assassini dei loro padri, i tradimenti saranno all’ordine del giorno, le parole e i giuramenti dell’uomo non avranno più valore, ecc. L’ Era del Lupo precederà il Ragnarok, la battaglia che porrà fine a questo mondo. Particolarmente simile al fenomeno della licantropia era un particolare culto di Odino praticato da taluni guerrieri: i Berseker ovvero uomini che nelle battaglia scendevano in capo nudi e coperti solo di pelli d’animale, in preda ad uno stato di furore estatico provocato dall’assimilazione di una macabra pozione capace di donare le caratteristiche psicologiche e fisiche delle bestie di cui era composta –lupo o orso. Ancora, lupi minacciosi rincorrevano il carro del sole e della luna, cercando di divorarli.

Tutto questo sembra collimare alla perfezione con l’immagine tradizionale del lupo mannaro.

In magia si pone il lupo in corrispondenza con la Luna per il suo candore e perché è un animale notturno, che si nasconde di giorno; ma è anche associato al Sole (in particolare il suo dente) per il suo vigore come evince dal mito di Apollo e da Giove Lycæus (dal greco per lupo).

Anche nei tarocchi incontriamo delle figure riconducibili all’archetipo del lupo: gli arcani XI. La Forza e XVIII. La Luna. Nel primo caso è ritratta una donna giovane incappucciata che tiene tra le mani la testa di una bestia con le fauci aperte, spesso la donzella sembra tener ferma la fiera trattenendola tra le gambe. Un’eco di questa figura possiamo rinvenirla nelle fiabe popolari. Cappuccetto Rosso è forse l’esempio più immediato: come la fanciulla dei tarocchi, indossa un cappello e un abito rosso e deve affrontare da sola la prova iniziatica imposta dal lupo. La fanciulla troverà in se la forza di domarla ed interiorizzarla. Come per i licantropi, l’animale che giace nel profondo cerca di farsi strada, ma in questo caso, l’intelletto e la natura spirituale dell’uomo riescono a usufruire di questa forza animalesca senza però esserne dominati e sopraffatti. Nel secondo caso, l’arcano XVIII. La Luna mostra un paesaggio notturno illuminato dall’astro d’argento; sullo sfondo delle torri e, nel mezzo della scena, due quadrupedi che ululano alla luna. Il terreno è rosso sangue mentre sul primo piano trova spazio una polla d’acqua in cui si nasconde un gambero dalle grosse chele. Se ci soffermiamo a riflettere noteremo che molti di questi elementi ci offrono informazioni simili a quelle relative al fenomeno della licantropia e specialmente alla sua collocazione temporale. Ovvero, come l’uomo affetto da licantropia porta a compimento la sua metamorfosi nella notte di plenilunio, attratto dalla forza magnetica dell’astro esso si allontana dalle case e dal centro abitato (simbolo della civiltà e della società umana) per raggiungere i luoghi vasti e disabitati (simbolo della natura selvaggia e dell’insondato). Il color rosso scuro della terra simboleggia il sangue e il pericolo. La pozza da cui emerge il granchio significa che l’individuo non è completamente consapevole, ma che questa personalità animalesca risale dagli abissi più profondi della natura umana.

LA SIMBOLOGIA DELLA NOTTE DI LUNA PIENA

Parte di quello che riguarda il ruolo della luna piena nel fenomeno della licantropia è stato espresso qualche riga più su, riguarda alla carta dei tarocchi La Luna messa in relazione con i licantropi. Adesso invece, tratterò del punto di vista astrologico. Tutte le tradizioni concordano sul fatto che la metamorfosi avvenga durante le notti di plenilunio, ma perché? Perché questa data precisa? Dal punto di vista astrologico, la Luna è opposto-complementare al sole e nei giorni di plenilunio si trova in aspetto di opposizione, un aspetto tendenzialmente considerato negativo, ma che nel caso della luna è smorzato vero una prospettiva positiva. Per chi è digiuno di astrologia, quando la luna è opposta al sole, si dice che sia in combustione (via combusta) cioè, le energie Acqua-Terra che caratterizzano la Luna, sono contrastate da quelle Fuoco-Aria del Sole. In queste notti è come se il Sole splendesse anche di notte, creando una condizione contraria alle forze notturne caratterizzate da energie umide, riposanti, rigeneranti. Tuttavia, le energie del Sole sono anche le energie della vita, del risveglio e della maturazione. Questa associazione ha un effetto drastico sulle creature, le entità e le energie notturne che ne sono inesorabilmente spinte o meglio attirate dalla forza attrattiva-materiale lunare e da quella emanativa-vitale solare.

Con il suo moto apparente inverso a quello solare (il ciclo lunare inizia da Ovest, luogo in cui il sole muore giornalmente) è considerata la causa che ribalta i fenomeni ordinari e in generale dei rovesci di ogni situazione: ciclo crescente-ciclo calante. Nel plenilunio ci troviamo in un momento critico in cui la Luna sta “cambiando faccia” ed essendo completamente illuminata dal Sole, essa cambia non solo l’aspetto, ma anche l’essenza delle cose. Questo si riverbera sull’essere umano causando il fenomeno della licantropia: l’uomo si trasforma in bestia, la luce della ragione e delle emozioni si inverte nel fuoco dell’istinto e delle sensazioni.

Perché questo fenomeno avviene solo in relazione con la Luna e non con gli altri astri? La risposta è semplice. Le antiche dottrine magico-astrologiche insegnano che il sole è il cuore del cielo, l’anima pulsante da cui emanano tutte le anime. Il sole ha potere sull’ intelletto, l’anima, lo spirito. La Luna, invece è prossima al nostro piano, ma è posta sopra i quattro elementi, dominandoli. La Luna dunque, è la formatrice e plasmatrice del mondo materiale e, con i suoi moti ciclici ne regola le trasformazioni e il rinnovamento (morte per disgregare, purificare e ricreare). Proprio come la luna, la trasformazione del lupo mannaro non è permanente ma cessa e ricompare ciclicamente. I fenomeni potrebbero essere accentuati qualora la luna si trovi nei pressi della costellazione del Lupo (quindi della Bilancia) o se il cielo presenti queste stelle in aspetto dominante.

Nell’ uomo, oltre ad avere dominio su tutto il corpo, influenza le sensazioni e gli sbalzi emotivi. In un oroscopo, la Luna simboleggia la notte e l’inconscio, gli istinti reconditi ed ancestrali, il mondo onirico e l’immaginazione (vedi più sopra quando ho trattato della corrispondenza dell’arcano XVIII La Luna).licantropia

MAGIA, SUPERSTIZIONI, FOLKLORE E CREDENZE SUI LUPI MANNARI, WEREWOULF E UOMINI BESTIA.

Dopo questa approfondita trattazione sulla simbologia alla base della licantropia è giunto il tempo inoltrarci completamente nel mondo della magia. Possiamo distinguere due tipi di famiglie di lupi mannari: quelli mediterranei (nell’area occupata dall’impero romano e greco) e quelli nordici (aree germaniche e scandinave). Bisogna però tenere presente che questa distinzione è di tipo teorico per determinare l’origine della licantropia, ma la sfumatura è lievissima e nei secoli si è annullata creando l’ immagine del licantropo così come lo concepiamo oggi.

IL MANNARO NELL’EUROPA MEDITERRANEA

Nell’ Europa mediterranea la credenza nel licantropo era molto diffusa e anticamente la si credeva originata in Arcadia. In queste terre di pastori paresi officiassero riti sacrificali per tenere i lupi lontani dai greggi e dai centri abitati. A volte, per risolvere i casi più importanti: carestie e scorribande di lupi particolarmente frequenti ed aggressive, si sceglieva come sacrificio un infante o un fanciullo. Nei secoli, il rito sanguinario di queste popolazioni autoctone primitive fu dimenticato e i fanciulli sacrificati al lupo divennero i protagonisti di quei racconti alla base del licantropo. Un’altra ipotesi invece mette in relazione l’uomo lupo al dio Zeus-Giove, considerato egli stesso come molti altri dei, un muta forma; sono diversi i racconti sulle sue trasformazioni e su esseri umani trasformati dal re dell’Olimpo. Anche autori classici come Plinio ci hanno tramandato storie sui lupi mannari, testimoniandoci le profonde radici di questa credenza nell’aria mediterranea. Dalla ricerca si evince che il mannaro mediterraneo subisse la metamorfosi involontariamente, nelle notti di plenilunio e che, terminati i tre giorni di luna piena, riassumesse le sue sembianze originarie. Questi licantropi non sono descritti come volontariamente dediti alle aggressioni, ma che fosse l’istinto e la natura animale a sospingerli a nutrirsi di carne e sangue. Nei miti infatti si parla di uomini che furono aggrediti dalla loro stessa gente quando si presentarono presso le loro dimore, ignari del loro aspetto mutato. Per questo motivo, pare si allontanassero volutamente dal villaggio per evitare di compiere azioni cruente verso i loro simili e per evitare la loro stessa morte. Il licantropo infatti, tornato al suo aspetto umano porta con se le ferite e i segni delle colluttazioni, spesso incontrando la morte.

IL WERWOLF NELL’EUROPA CONTINENTALE E NORDICA

D’altro tipo, invece è il licantropo nordico diffuso nell’area continentale, baltica, scandinava e britannica: il werewolf. La parola werwolf è composta dalla radice indoeuropea-germanica wer (come nella parola virile) e dal germanico wolf, lupo. La prima peculiarità risiede nella volontà dell’uomo che sceglie e decide di diventare un werewolf. Secondo un’antichissima credenza pagana-sciamanica norvegese ed islandese,  certi umani sono eigi einham , cioè “non con una pelle” ovvero dotati di “seconda pelle” o più avatar. L’uomo può impadronirsi e rivestirsi di altri corpi, assumendone la natura e le qualità. Il corpo originale e quello assunto portano lo stesso nome, hamr. La trasfigurazione da un corpo ad un altro, chiamata hamför, dotava l’uomo di una forza soprannaturale: il suo vigore era duplicato, triplicato o quadruplicato e tutte le qualità della bestia di cui si “rivestiva” si sommavano alle qualità già possedute dall’uomo. Questo uomo rinvigorito veniva chiamato hamrammr.

Per compiere quest’atto magico si faceva ricorso a tecniche differenti improntate allo sciamanesimo ( lo sciamanesimo lappone e siberiano ha radici anteriori alla cultura norrena) come l’indossare magicamente le pelli degli animali o cibarsi del cervello, dl cuore o del sangue della bestia; l’abbandonare il corpo umano in uno stato di morte apparente per traferire l’anima nel corpo “ospite”; oppure tramite un incantesimo che ingannava i sensi: l’uomo resta uomo, ma chi lo guarda o gli si avvicina percepisce la forma animale prescelta. Molto probabilmente questi tre metodi sono il ricordo di un rito unico che prevedeva queste tre procedure: la pozione, il canto magico e la proiezione astrale. La Saga di Yngling ci testimonia che Odino stesso fosse a conoscenza delle arti magiche della trasformazione, da egli stesso messe più volte in atto; il poema riporta: “lui cambiò aspetto; il suo corpo giace come nel sonno della morte, ma egli era un uccello o una bestia, un pesce o una donna e, si spostava in terre lontane per i propri affari o quello delle genti”. Nelle saghe troviamo numerosi altri versi in cui figurano anche gli altri due metodi di trasformazione riportati.

Da questo si evince che la magia non è limitata all’assunzione di forme lupo, ma a qualsiasi corpo. La scelta del corpo dipende dalla personalità del mago e soprattutto dalle qualità che si vuole assumere. Questo insegnamento e queste pratiche sono in stretta relazione con i racconti e i documenti medievali relative al volo e alle metamorfosi delle streghe: gatti e lepri erano le forme più diffuse.

SUPERSTIZIONI E CREDENZE MEDIEVALI SUI LUPI MANNARI

In Prussia e Lituania, come in altri paesi baltici, si credeva che nella notte di Natale, molti uomini si trasformassero in lupi compiendo scorribande nei centri abitati. Probabilmente questa credenza è nata dal ricordo delle antiche celebrazioni in concomitanza col Solstizio d’Inverno; l’altra data dei lupi mannari era Mezzestate. Sempre nel baltico e in aria mediterranea si racconta che i lupi mannari non siano abili nei salti e che molti di essi si diano appuntamento nelle campagne e nelle rovine desolate per esercitarsi. Altre superstizioni specificano che non possano spingersi oltre sette scalini o sette salti. E la più celebre: in casi estremi, se un licantropo vi vuole ammazzare feritelo con contro un proiettile d’argento.

Concludo questa lunga dissertazione sui lupi mannari e gli uomini-bestia rimarcando che si tratta di una credenza diffusa in tutta Europa e oltre oceano. La distinzione fra licantropo “mediterraneo” e “nordico” non esiste veramente ma ci aiuta a comprendere come il fenomeno della licantropia potesse essere sia spontaneo che provocato attraverso la magia e come l’origine si perda in un passato remotissimo; che ci sono stati licantropi malvagi che buoni.

In ognuno di noi c’è un potente istinto animale ingabbiato che se prudentemente liberato e addomesticato può condurci all’interezza e alla fusione con la natura; ma come tutte le cose importanti che trascendono l’umano, l’incontro può essere pericoloso e la nostra bestia può farci sua vittima.

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~ di Jule su 13 luglio 2014.

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