Memorie di Stregoneria Italiana. Intervista imperdibile!

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In una notte piacevolmente fredda precedente l’imminente Solstizio d’Inverno, mi trovai a parlare di Stregoneria e vecchie tradizioni magiche nostrane con un amico di penna. Sono sempre stato del parere che, scavando per bene nell’albero genealogico, non è difficile scoprire qualche magia e qualche “strega” nella prorpia famiglia, già saltando indietro di un paio di generazioni. Quella che segue è un’intervista ed una testimonianza reale in merito alle ultime riminescenze di Stregoneria Italiana, sopravvissuta ai roghi, alle accuse, ai pregiuizi e al “progresso”. Si tratta di riti basati su superstizioni magiche, praticati tuttora da una donna in un paesino delle Marche. Ho preferito impostare questo articolo sul modello dell’intervista, affinchè sia Federico, erede diretto di queste tradizioni, a parlarvene in modo da costituire un “passaggio diretto” da bocca a orecchio.

Per un momento, trasportiamoci con la mente nell’ Italia di un secolo fa, quando l’età lavorativa cominciava molto presto per i figli maschi. Parliamo di un Italia contadina o comunque rurale, in cui lavorare significava faticare e, i casi di ernia ombelicale e di dolori correlati, mal di pancia e sintomologie affini erano frequenti e, soprattutto, costituivano per le famiglie un’impedimento per l’economia domestica. Allora, quando la medicina falliva o era economicamente insostenibile, ci si rivolgeva alle donne sagge, depositarie di conoscenze magiche.

imposizione delle mani“Era un metodo conosciuto dalla madre di mio nonno. Prendeva un lungo laccio di cuoio e lo avvolgeva attorno al giro vita per tutta la sua lunghezza. Bisognava tenere il conto del numero di giri che si era fatti, quindi, lei si poneva dietro il paziente e, dopo aver messo le mani a coppa con le dita intrecciate, le riponeva diagonalmente sull’ombelico della persona dalla parte convessa, in modo da premerli contro lo stesso numero di colpi corrispondenti ai giri della corda di cuoio. Nel contempo, mormorava una formula segreta, che purtroppo non è stata tramandata.”

Un’altra occassione in cui le famiglie si rivolgevano alle cure soprannaturali, era per determinare e risolvere il famigerato malocchio. Questo è uno dei tanti riti con piattino, acqua e olio della tradizione italiana, così come era svolto nel marchigiano. Ancora, lascio che sia Federico a esporre le tradizioni della sua famiglia:

“Si prende un piattino rotondo, purchè non sia di plastica, e lo si riempie con dell’acqua. Il piattino va riposto sopra la testa o le ginocchia della persona che richiede la cura. Poi con l’ausilio di un dito, si sgocciolano tre gocce d’olio d’oliva nel piatto. Se una delle tre gocce si amplia, si rompe o svanisce è segno della presenza del malocchio. A questo punto, la nonna, si allontana con il piattino e, umilmente e in stato interiore di “purezza” fa un segno di croce sull’acqua con l’indice destro bisbigliando: che ‘el diavle te porti Via! (Che il Diavolo ti porti via!) Il rito viene ripetuto altre due volte, variando il numero di gocce di olio prima a cinque e poi a sette.”

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Restiamo sempre con la mente in un passato contadino, per comprendere quanto le condizioni metereologiche fossero determinanti per il benessere di una cominità. Questo era un rito per allontanare e scongiurare temporali e tempeste.

“Le tempeste e i temporali erano temuti perché potevano rovinare tutto il raccolto a cui si erano dedicati per tutto l’anno. Il mio bisnonno prendeva le braci ardenti dal focolare e le poneva nella nuda terra fuori casa; prendeva dei mazzetti d’erba di menta e le gettava sulle braci ardenti per mandare via le nuvole. Sempre contro il temporale, mia nonna racconta che un tempo si facevano suonare le campane di una chiesa Chiesa dedicata a S. Pietro.”

E Federico racconta anche di un antico strumento rabdomantico impiegato dalla nonna per la ricerca di fonti d’acqua.

“La mia bisnonna, invece, faceva un pendolo con una cordicella appendendovi un anello d’argento attorno al quale si attorcigliavano dei peli di criniera di cavallo. Questo strumento serviva per trovare le fonti d’acqua.”

E a riguardo di altre vecchia tradizione marchigiane, racconta:

“Questa era un’usanza di tutti, per proteggere i campi , nel giorno di Santa Croce che è dopo la Santa Candelora, si faceva una croce con due canne, quella nella forma classica cristiana. Poi si prendeva l’olivo Benedetto usato nella domenica delle palme e lo si attorcigliava creando una coroncina che si metteva fra le quattro braccia della croce. Nel centro della croce, nel punto in cui le braccia si incontrano, veniva messa una goccia di una candela fatta benedire nel giorno della Santa Candelora. Quindi questo feticcio veniva confficcato nella terra del campo che si voleva benedire e protegge.
Un altra piccolissima cosa, molto antica è che nella vigilia di Natale i proprietari terrieri si occupavano di far ardere un ciocco per tutta la notte, il tizzo di carbone più grosso alla mattina seguente, quindi la mattina di Natale, il carbone più grosso si metteva nella punta dell’albero da frutto più vecchio. In questo modo si propiziava l’abbondanza.”

A questo punto, concludiamo con un sentito grazie a Federico Tiberi per aver depositato e condiviso pubblicamente questi documenti e tradizioni familiari con tutti noi di Antica Stregoneria. Pertanto, invito i lettori a sentirsi liberi di fare altrettanto, sia privatamente che pubblicamente (contatti facebook e messaggi privati al blog).

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~ di Jule su 10 gennaio 2015.

5 Risposte to “Memorie di Stregoneria Italiana. Intervista imperdibile!”

  1. Interessante…
    La tecnica dell’olio la conoscevo già, fatta in modo un po’ diverso ma simile.
    Sono belle queste cose.
    Grazie prr condividerle.

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  2. Sono contento che piaccia 😀 un grande grazie a Jules per averlo pubblicato ^.^

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  3. Mi piace molto questa versione del rituale dell’olio.
    Non mi è chiaro, pero’, se il rituale va ripetuto subito altre due volte, nel corso della giornata o in giorni differenti. Qualcuno puo’ chiarirmi questo dubbio?

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