Cera naturale e paraffina; quando e come adattare i vecchi incantesimi alla modernità.

immagine titoloLa ragione per cui ho trattato questo argomento è dovuta all’imbattermi più volte in residui di candele sparse nella natura, soprattutto quando ho notato che certi posti fossero frequentati da cosiddette “streghe”, in proporzione all’aumento d’informazione su questi temi negli ultimi anni. I residui di tre candele son diventate nel tempo un mucchio di cera e fondi di tea-light sulla e nella terra, sui massi e ai piedi degli alberi e, se è vero che le divinità della Stregoneria sono Spiriti della Natura, allora direi che onorare in questo modo sia davvero una mera degenerazione, per il gusto di aver l’impressione di essere strega o di far magie. Se poi consideriamo Esbat, Sabba e altri rituali, non è difficile immaginare che vi scappi anche qualche altra negligenza, diciamo così… (spazzatura).

Sin dall’antichità, abbiamo usato le cera per compiere ogni sorta di magia; per qualche strano motivo chiunque avverte una propensione verso “queste cose” quando maneggia una candela o un oggetto di cera. Probabilmente questo dipende dalla nostra cultura che abbina le candele alla devozione. Sicuramente da sempre è stata complice la sua malleabilità e plasticità che ricorda una sorta di “materia prima” originaria, o forse la sua formazione misteriosa negli alveari e la sua fragranza dolce, ma non si può dire certo questo del sego o della paraffina! Chissà…

La cera a cui mi riferisco è proprio la tipologia “vecchia” non quella delle moderne candele composte quasi esclusivamente da paraffina o stearina. Se avete la possibilità di entrare in contatto con una cera “buona” avvertirete la differenza al tatto, nonché la veloce malleabilità che assume quando è sfregata e riscaldata anche solo con le mani. Quest sono caratteristiche assai importanti perché spiegano l’ampio uso della cera in magia, nel passato. La cera è quanto di meglio c’è per la creazione personale di dagide -bambole-, dischi su cui incidere pentacoli e talismani, confezionare candele e ogni altro tipo di strumento dell’Arte. Chi poteva permetterselo, faceva ricorso alla cera d’api, dal colore giallo pallido e dall’aroma mielato e penetrante; i poveri dovevano accontentarsi dell’olezzante e fuligginoso sego, derivato del grasso animale.

Compariamo la differenza tra cera buona e paraffina nell’ambito magico?

E’ rimasta nella tradizione e nella ritualistica la pratica degli incantesimi che prevedono il sotterramento dei resti delle candele o di figure di cera nei casi di attacco o bando. A prima vista si direbbe sia sempre stato il modo migliore per sbarazzarsi delle prove e per nascondere il proprio operato, nonché si associa l’idea del porre fuori dalla propria vista, lontano la persona o la situazione che si vuole bandire. Un’analisi più attenta, mirata al materiale stesso richiesto dall’incantesimo e la comparazione con riti simili, ci rivela un’altra ragione più tecnica e specifica. Se si impiegasse la preziosa cera d’api o il volgare sego, entrambe le cere naturali si sarebbero prima o poi dissolte nella terra e, per analogia, si otterrebbe il dissolvimento della situazione negativa o del nemico. Troviamo conferma di questo in riti simili che sostituiscono le immagini di cera o le candele con uova o pupazzetti di farina o paglia. Per quanto riguarda gli incantesimi positivi, il sotterrarne i resti rimanda al concetto di “piantare un seme”, nell’attesa del buon esito -che si sarebbe manifestato appieno con il loro dissolvimento.

Possono le candele di paraffina interferire con la pratica moderna?

Sicuramente non è nell’etica ecologica sotterrare veleni, soprattutto se sei una Strega, un figlio della Natura; tra l’altro le condizioni dell’incantesimo non sussisterebbero più perché la cera resterebbe li intatta per anni ed anni. Alcune regole però sono, come dire, immutabili. Se sei un praticante della magia delle candele, allora la tua esperienza ti avrà insegnato che il risultato si manifesta quando la candela si è esaurita -questo corrisponde all’idea del seme, la candela scomparsa si dissolve in energia e pone inizio al cambiamento auspicato. Per quanto riguarda la pratica del bando e dell’attacco, si considera l’idea di sciogliere la cera per “far sparire qualcosa”, in questi casi per disfarsi dei resti la cosa più ovvia da fare è gettare nella pattumiera.

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~ di Jule su 15 gennaio 2015.

17 Risposte to “Cera naturale e paraffina; quando e come adattare i vecchi incantesimi alla modernità.”

  1. Il Riiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiito! ?

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  2. Grazie, che importante questa informazione!!!!

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  3. sì, la cera vecchia è veramente rara da poter trovare. Quando vivevo a palermo c’era una cereria che vendeva sia la cera che la paraffina e la differenza di prezzo era enorme, più del doppio. Loro facevano le candele per il duomo anche, e quindi facevano anche quelle buone diciamo. Io ho sempre preferito la cera vera alla paraffina, anche perchè il bello è che la fiamma rimanga accesa e che si consumi in molto tempo e non che si spenga subito. la cera che rimane dopo i riti si può riscaldare e riutilizzare per creare altre candele da regalare magari. Non credo ci sia nulla di male, o no?

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    • Sul riutilizzo della cera, magari nel caso delle candele votive per crearne un altra per la stessa entità, l se stai lavorando a uno stesso incanto… sennò vanno gettate.

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  4. Io spesso utilizzo cera di soia (non OGM) e stearina vegetale, ma credo che le candele in cera d’api rimangano comunque le migliori proprio per le ragioni che hai scritto tu. Senza considerare che, secondo me, con le candele di paraffina, le energie non fluiscono come dovrebbero.

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  5. Ma quindi, le candele bianche a stilo fatte di stearina, vanno bene oppure no?
    Alla fine del rito (rito per attrarre fortuna) posso buttare i resti del rito nella secchio della spazzatura?
    Grazie 🙂

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    • Ricorda che la candela è uno strumento, non la magia 😉

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      • infatti, io penso che valga piu l’intenzione e le energie che trasmetti alla candela. Quindi posso provare a fare un incantesimo con le candele a stilo bianche (dove sull’etichetta riporta “100% stearina”) ?
        Come avrai capito non ho affatto esperienza ma ho sempre adorato le candele e divento ogni giorno piu interessata a quest’argomento.
        Grazie mille per la tua disponibilita’ 🙂

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        • Vai tranquillo. Leggi il post: magia con la candela bianca e la lezione sulle candele nelle appendici di consultazione.

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      • Alla fine del rito (rito per attrarre fortuna) posso buttare i resti del rito nella secchio della spazzatura? (piuttosto che sotterrarli o buttarli in un corso d’acqua?)

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  6. Un operatore esoterico mi aveva fatto una statuina di cera per “avvicinare” un uomo che mi piaceva. Purtroppo la cosa non ha funzionato. Adesso la persona è felicemente fidanzata e io mi trovo in casa con questa bambolona. Come posso disfarmene? era stata battezzata più’ volte e in effetti la persona mi cercava ma non siamo mai andati oltre incontri sessuali. Ora vorrei lasciarlo andare. Mi chiedo, si può battezzare per tentare con un’altra persona, si deve bruciare, buttare a mare o cosa? Lo voglio liberare e voglio andare oltre, senza rimpianto alcuno. Grazie

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    • Si puoi sbattezzarla e purificarla…

      Purificala lasciandola nel sale con acqua o meglio alcool (va bene il rum) poi passala nell incenso e lavala sotto acqua fredda corrente. Quando senti che è neutralizzata, rimuovi gli eventuali testimoni e nomi che sono nella bambola. Se sai quale tipo di spirito ci lavora sopra, accendigli una candela bianca, ringrazia e digli che il lavoro è concluso. Puoi fonderla e buttarla.

      Ti invito alla lettura del post “perché non faccio maledizioni? Perché non dovresti nemmeno tu?” . li sono spiegate delle cose che ti faranno capire perché non funziona.

      La magia di questo tipo muove solo perieri ossessivi ed erotismo. L’anima è libera.

      Liberatene così ti liberi anche tu. Se sei cattolica esorcizzala con metodi cattolici (es acqua santa, salmi, ecc). Sé è fatta bene sicuramente ci sono entità che ci lavorano. Se sai chi sono, fa un offerta appropriata e chiudi il lavoro liberando anche loro.

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