Il mare nel paganesimo: vita, morte e rinascita.


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Il mare è una forza della natura che affascina l’umanità da epoche immemori. Non dobbiamo stupirci se è protagonista di molti miti e se ha più o meno le stesse valenze nelle varie culture del passato, non dimentichiamo che i vari popoli coesistevano negli stessi periodi storici.

Il mare è indubbiamente una fonte di ricchezze, dal mare proviene cibo, materiali preziosi ed esso stesso è una via di comunicazione; d’altronde è un ambiente ostile e inaccessibile, indomito e imprevedibile, è uno spazio aperto sull’ignoto che apre l’orizzonte a molte domande e possibilità.
Gli antichi videro nel mare uno stretto legame con la transizione fra la vita e la morte, ne fecero proprio un luogo di passaggio fra la vita fisica e quella d’oltretomba. Celebri esempi sono i miti egizi e quelli classici in cui il defunto è accompagnato “sull’altra sponda” per mezzo di una barca, guidata da un traghettatore psicopompo come Caronte o Osiride.
Trovo, però, ancor più interessante questo ruolo di “via d’accesso per l’aldilà” nelle religioni pagane nordiche. I vichinghi sono l’esempio più eclatante. Queste genti erano disposti a sacrificare persino le navi da guerra per usarle come sepoltura dei loro re o dei personaggi più illustri. Nella vita “comune” invece ci si accontentava di porre le spoglie del defunto su una barchetta-sarcofago, la quale era data a rogo crematorio dopo essere stata portato alla deriva. In questi casi se non era possibile aver accesso al mare, andavano oltremodo bene i fiumi o i laghi, perché come si sa, tutti portano al mare. Un esempio è il mito celtico-medioevale dell’isola di Avalon.
È interessante notare che questa visione del mare-cimitero o del mare come via per il mondo dei morti è presente anche presso i popoli africani.

Analisi simbolica esoterica e psicologica.
Da un punto di vista simbolico, il mare è associato alla Luna e al Femmineo Sacro, e come tale è un’espressione della dualità di vita e morte. Possiamo vedere il mare come l’utero della Grande Madre Nera, il defunto è un seme di vita che come lo spermatozoo muore inghiottito dal mare e, attraverso questo viaggio nell’invisibile (gestazione) giunge su una nuova riva, dove le acque dell’utero della Madre Genitrice partoriranno la sua nuova esistenza nel mondo oltre il nostro.

Chissà forse questa credenza è un eredità religiosa e spirituale di una cultura madre arcaica, preistorica… forse in un epoca così remota di cui non conserviamo più memoria, il modo migliore per disfarsi dei cadaveri era quello di lasciarli al mare: le acque del principio e della fine della vita. Forse non lo sapremo mai, è uno dei misteri del mare: non sai mai cosa c’è oltre l’orizzonte, sull’altra riva semmai c’è ne una.

~ di Jule su 12 aprile 2016.

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