La cremazione nel paganesimo.


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La cremazione fu bollata dalla Chiesa come pratica pagana e quindi eretica, soprattutto perché nelle Sacre Scritture bibliche si parla di una Resurrezione nel corpo e, di conseguenza la nascita della credenza nella necessità di preservare le spoglie.
Molti, moltissimi popoli pagani, sin dalla preistoria hanno fatto ricorso alla cremazione per disfarsi dei cadaveri.

Indubbiamente si tratta di un uso nato dall’igiene in quanto la putrefazione contamina sia l’aria che la terra ed eventuali corsi d’acqua limitrofi o sotterranei causando pestilenze e malattie a coloro che entrano in contatto con le sostanze contaminate (terreni, aria, cibo e acqua). Bruciare completamente la salma è il modo migliore per evitare tutto questo.

Parallelamente la cremazione assunse un valore religioso. Il fuoco fu l’elemento più magico nella remota antichità sin dalla preistoria, immagine stessa della Divinità. La sua genesi misteriosa, il suo essere vitalizzante in quanto sostenitore della vita e allo stesso tempo distruttore ne fecero un simbolo purificatorio e apotropaico. Pensiamo alla carne, cucinandola essa si disinfetta dai microbi e si trasforma divenendo facilmente digestibile, tutto ciò che passa nel fuoco si sterilizza.

Secondo il modo di pensare degli antichi (magia simpatica) Così come la morte consuma e infetta del suo “male”, il fuoco consuma la morte e “disinfetta” il suo contagio. Così come la morte porta il freddo ed il torpore, il fuoco scalda e rivitalizza.

La cremazione aveva lo scopo di purificare il corpo energetico o l’anima del trapassato e, allo stesso tempo di purificare il mondo dei vivi dalla presenza delle energie della morte.

Nella mitologia greca questa purificazione è raccontata nei miti religiosi. Negli inferi (Acheronte) troviamo quattro fiumi di cui uno è un fiume di fuoco Flagetonte. Questi luoghi inferi non sono luoghi di tormento eterno come nel Cristianesimo ma dei luoghi di catarsi per le anime, affinché l’impurità della morte e quella accumulata in vita (il miasma) siano consumate esattamente come la fiamma di una lampada consuma l’olio che la alimenta.

Anche nel paganesimo nordico esistono concetti analoghi legati alla trasposizione della cremazione del corpo. Il defunto (la sua anima) per accedere al mondo dei morti devono passare attraverso le fiamme ed il veleno dell’anticamera del Mondo delle Brume. I maghi, i sacerdoti e le praticanti dei seidr  avevano il potere di viaggiare nei regni. Secondo i racconti, ci si troverebbe di fronte ad un muro altissimo e alle fiamme. A questo punto bisognerebbe pagare un pedaggio di sangue. Si tratta di un gallo. Compiuto il sacrificio, si udirebbe il verso di un gallo dall’altro lato delle mura. È lo stesso gallo che rinasce nell’altro mondo.
Questa è una metafora dell’immortalità dell’anima. Il gallo sacrificato è simbolo del sole-vita che tramonta-muore e, che rinasce-sorge nel regno degli spiriti (il canto del gallo segna un nuovo giorno-il vagito del neonato). Questo giustifica il dover morire ed assicura un metodo per il ritorno del “viaggiatore”.

In India ancor oggi è costume cremare i morti. La cremazione del corpo ed il rogondi ogni suo avere ed oggetto personale ha anche la funzione di svincolare l’anima dall’attaccamento verso il mondo materiale, le persone al fine di agevolare il processo di Liberazione del karma sia del defunto sia dei parenti e dei suoi affetti.

~ di Jule su 3 maggio 2016.

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