Gli anelli incantati.


Pensando ai maghi e ai sortilegi immaginiamo un fascino esotico e muliebre, ai talismani dai poteri arcani e agli artefatti preziosi.  Ed è davvero così! Fra questi gli anelli sono fra i più ricchi di miti e storia.   L’incantamento dei gioielli è una pratica antichissima tanto quanto la metallurgia stessa, la quale fu considerata un’arte magica nella preistoria e nel mondo antico. Ancor oggi, in alcune località (es. India e Africa) i fabbri godon di una fama circondata da un alone di mistero; anche in Europa sono sopravvissute superstizioni e credenze riguardanti i fabbri e la loro occupazione. Dalla metallurgia possiamo far derivare una disciplina propriamente magica: l’Alchimia. È proprio nelle culture orientali che la magia dei gioielli si esprime in tutta la sua essenza.

  L’anello magico più celebre è senza dubbio l’Anello di Re Salomone, dal quale questo personaggio bibblico ricevette la  sapienza, il potere magico ed il dominio assoluto su demoni. Anche se i grimori medievali riportano istruzioni sulla sua realizzazione, in realtà non si sa con certezza come fosse e se si trattasse di un vero e proprio anello, tanto che si ipotizza che si trattasse di un cerchio magico (il che rende plausibili entrambe le opinioni dato che potrebbe trattarsi di un circolo cabalistico inciso su un anello). Famosa è anche la storia dei sette anelli magici che un saggio dell’India donò ad Apollonio; questi anelli contenevano ognuno l’energia di ciascuno dei Sette Pianeti. Indossandoli nei rispettivi giorni, secondo il racconto, Apollonio poté vivere da ultracentenario conservando uno spirito giovanile e vigororia fisica. Insomma non è difficile imbattersi in storie di anelli magici e questo è la prova di quanto fossero tenuti in gran considerazione nel mondo antico. Anche in era cristiana la magia degli anelli non scomparve: pensiamo agli anelli episcopali in ametista, quelli dei fedeli paleocristiani recanti il monogramma di Cristo o il pesce oppure quelli dei cristiani gnostici. Nel medioevo si attribuirono virtù taumaturgiche agli anelli dei re, assai venerati dal popolo (il famoso tocco del re, capace di guarire alcune infermità imponendo la sua mano).

  La maestria di forgiare questi oggetti però non era alla portata dell’artigiano, bensì dominio di Astrologi, Sacerdoti e Alchimisti. L’aspetto, i materiali, i tempi e le modalità di costruzione erano dettate dall’arte magica e non da quella orafa. Insomma si trattava di veri e propri portentosi talismani vitalizzati.

 Il primo passo per creare gli anelli incatantati, dopo ovviamente averne stabilito il proposito, riguarda la scelta dei materiali e delle formule atte a vincolare nell’anello lo spirito migliore. Alla base dell’anello c’è il metallo o la lega metallica planetaria; il sistema più conosciuto è quello alchemico caldeo ossia:

★ SATURNO: piombo ★ GIOVE: stagno ★ MARTE: ferro ★ SOLE: oro ★ VENERE: rame ★ MERCURIO: mercurio o leghe ★ LUNA: argento.

Esiste anche un sistema tipicamente orientale, oggi diffuso soprattutto in India, ma dall’ordine della sequenza possiamo riconoscere l’influenza greca dell’epoca ellenistica (l’impero di Alessandro Magno si spinse fino in India):

★ SOLE: rame ★ LUNA: argento ★ MARTE: oro ★ MERCURIO: bronzo ★ GIOVE: argento o oro ★VENERE: argento ★ SATURNO: ferro.

 Il secondo passo riguarda la scelta di una eventuale gemma planetaria, zodiacale o dotata della virtù richiesta. Ovviamente si intende una pietra di buona qualità perché la trasparenza (acqua) e il colore (fuoco) influiscono sulla capacità di captare le energie cosmiche; le impurità ed imperfezioni hanno effetto negativo. Le gemme anticamente esprimevano determinate virtù spirituali. Secondo le leggi dell’alchimia, gli elementi terrestri corrispondo a quelli celesti, quindi la limpidezza e la luce di alcune gemme furono associate a stelle specifiche in base al colore, ai luoghi in cui sono reperibili, alla durezza e alla loro energia intrinseca. Sulle corrispondenze astrologiche delle pietre preziose furono compilati interi trattati, i cosiddetti lapidari. Es. Sole: rubino, Marte: corallo o corniola rossa, Luna: perla, cristallo o gemme bianche, ecc. Anche su questo tema ci sono differenze apparenti fra oriente e occidente.

  Un fattore importante degli anelli magici riguarda la formula o i segni che vi si incidono. Si tratta di sigilli di spiriti, geni, pianeti, formule magiche, versi di testi sacri o nei casi più semplici il semplice obbiettivo dell’incanto (molti anelli greci e latini pervenuti fino ai nostri giorni erano di quest’ultimo tipo).

 Stabiliti forma, materiali e sigilli, si entra nel campo del rituale magico. Per fondere o attivare l’anello occorre attendere le condizioni astronomiche propizie in cui gli astri preposti sono dominanti e benefici. Queste idee sono state conservate dai gitani, un popolo tanto amante degli anelli e dotto in materia di magia. Secondo alcune tradizioni gitane, bisognerebbe creare o attivare l’anello soltanto quando gli astri formano una croce nel firmamento (simbolo orientale di invocazione).

   Adesso l’anello è pronto? Ebbene no! Come ogni altro strumento talismanico occorre instillarvi una forza vitale, un potere animico attraverso formule, fumigazioni e rituali magici. L’anello è un vincolo, un corpo per uno spirito-energia, perciò bisognerà farlo abitare, nutrirlo e custodirlo in modo appropriato. Riporto una citazione di Agrippa riguardo la creazione degli anelli.

Sugli Anelli magici, Agrippa.

“Il modo di costruire tali anelli è il seguente. Quando qualche stella propizia è in ascendensione o in aspetto favorevole con la Luna, o in congiunzione con essa, si prende una pietra ed erba soggetta a questa stella, ponendovi la pietruzza con l’erba o la radice soggetta, senza tralasciare la iscrizione delle immagini, dei nomi, dei caratteri e i suffumigi.”

H. C. Agrippa, De Occulta Philosophia – liber I.


 Come accennato poco piú sopra, la preparazione della sostanza materiale è solo una parte del lavoro perché la vera efficacia è data dalla magia, dall’infondervi un’anima attivandolo. Quindi puoi colmare la lacuna relativa ai tempi di forgiatura attraverso la purificazione ed il rituale di attivazione. Personalmente ritengo molto gradevoli gli anelli protettivi contro il malocchio usati dagli arabi e nei paesi islamici; essi recano incisi versi del Corano su placche metalliche, corniole rosse, turchese o altre pietre dure finemente decorati. 


Come usare un anello magico.

 I gioielli incantati si indossato su parti del corpo specifiche secondo una rete di corrispondenze astrologiche – perché l’essere umano è un microcosmo. Per quanto riguarda gli anelli si seguono le regole della chiromanzia. Alle dita sono associati i pianeti ed i segni zodiacali: indossa l’anello al dito corrispondente al suo pianeta o l’effetto sperato, nel giorno giusto. Questo è il sistema chiromantico più usato:


Vediamo adesso due tipologie di anelli magici orientali ancor usati al giorno d’oggi in India e reperibili nei negozi di articoli orientali o in alcune gioiellerie.

Navaratna e Septaratna.

“Piacere per l’anima e le cose gradevoli, nei miei colori ci son tutti i tipi”.

Questa è una traduzione molto grossolana di un verso poetico arabo dal significato profondo, che ben esprime il senso del gioiello di cui sto per parlarvi: il navaratna. Nel misticismo orientale il Tutto e la Pienezza sono spesso descritti come un arcobaleno luminoso, una fonte di armonia e pace perfetta da cui emanano tutte le potenzialità e le modalità dell’esistenza. Pensiamo al Sahasrara Chakra, la corona dell’aura umana: esso è il centro energetico che collega l’uomo e la Divinità, punto dal quale discende l’Amrita – il nettare divino della beatitudine. Questo chakra racchiude in se le energie degli altri sei, da cui i suoi “mille petali” traggono tutti i colori.

 Il Navaratna è qualcosa di simile: è un gioiello, solitamente un anello, su cui sono incastonate le pietre dei nove pianeti dell’astrologia orientale: Sole, Luna, Marte, Mercurio, Giove, Venere, Saturno più i due Nodi Lunari (la testa e la coda del drago dell’astrologia antica). Esso si presenta come una stella, un fiore o una tabella costituiti da nove settori occupati da ciascuna gemma, sembra un loto arcobaleno. Il navaratna ha la virtù di proteggere il suo possessore, elevarlo in dignità e neutralizzare gli influssi degli aspetti planetari negativi e rafforzare quelli positivi. A differenza di anelli planetari specifici può essere indossato da tutti proprio perché le energie sono perfettamente bilanciate.

 Si presenta in questo modo: al centro c’è il rubino del Sole, attorno le otto pietre degli altri pianeti Luna-perla, Marte-corallo, Mercurio-Smeraldo, Giove-zaffiro giallo, Venere-diamante, Saturno-zaffiro azzurro il tutto montato in oro. Nelle versioni più economiche si usano pietre secondarie (es. Corniola per sostituire il corallo, zaffiro bianco per il diamante, ecc) o in quelle povere materiali poco preziosi o semplici smalti.

 Il navaratna si attiva prima lavandolo e spalmandovi cenere, poi dopo averlo ripulito deve essere “nutrito” in un bagno di latte di vacca, zucchero e miele. Al sorgere del Sole, in direzione del giorno nascente, si recita questo mantra (una preghiera alla Trinità e alle Luci):

ब्रह्मामुरारिस्त्रिपुरान्तकारीभानुःशशीभूमिसुतोबुधश्च।गुरुश्चशुक्रःशनिराहुकेतवःकुर्वन्तुसर्वेममसुप्रभातम्॥१॥

«Om brahama murari, tripurantakari, bhanu, shasi, bhoomisuto, buddhas-ca, gurus-ca, shukra, shani, rahu, ketavah kurvantu sarve mama su prabatam.»

Traduzione del mantra:

“Invoco la Suprema Divinità creatrice – sostenitrice – distruttrice dell’Universo e le Divinità che presiedono il Sole, la Luna, Marte, Mercurio, Giove, Venere, Saturno e gli astri–ombra Rahu e Ketu. Possano essi benedirmi.”

Dopo l’attivazione è possibile indossare il Navaratna.


   Savrebbe bello poter indossare gli anelli di cui beneficiò Apollonio, vero? Impossibile? No! Fu un saggio indiano a donarglieli e proprio dall’India proviene un costume simile! Il Septaratna è un set di anelli planetari – i kavacas – dedicati ai Sette Pianeti dell’astrologia antica, i reggenti dei giorni della settimana. Gli anelli includono la pietra planetaria e il metallo corrispondente, si attivano con un matra anch’essi. Esattamente come Apollonio, dovrai indossare ogni giorno l’anello giusto: lunedì quello della Luna, giovedì quello di Giove, ecc.



~ di Jule su 29 luglio 2016.

6 Risposte to “Gli anelli incantati.”

  1. Bellissimo articolo!!🙂 quindi l’anello associato a Venere è da indossare nel pollice?

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  2. Grazie infinite🙂

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