Il potere del Nome.


Il nome è molto importante in magia. Nella Bibbia, una delle prime vicende in Genesi riguarda proprio il compito che diede Dio ad Adamo di porre un nome per ciascuna creatura; nell’ Egitto antico il nome era così importante tanto da essere protetto con un cartiglio. 

Secondo ideologie antichissime, al principio della creazione c’è il suono, quindi ogni cosa contiene un proprio “suono”, un proprio nome: esso ne racchiude. Da qui derivano tutte quelle idee secondo cui dal nome proprio delle cose e delle persone sia possibile determinarne le qualità e il destino. Conoscere il nome proprio, infatti, significa conoscere l’identità, l’essenza intima della cosa o della persona nominata, quindi significa avere un certo potere su di essa. Secondo i miti egizi Iside era la sola ad essere riuscita a carpire il vero nome di Ra, potendo così aver potere sulla somma divinità per resuscitare Osiride.
Gli antichi erano molto attenti a non rivelare il nome proprio a chiunque e a sceglierlo con cura. Uno dei tabù peggiori per i celti era proprio quello di non poter avere un nome perché equivale, in un certo senso, alla non esistenza. 

I nomi propri sono fondanentali nella pratica magica perché la forza dei soggetti è nel loro nome; esso è un testimone (oggetto di collegamento empatico). Non è forse attraverso i nomi che possiamo invocare le Divinità?  Oltre che nella divinazione e negli incantesimi, il nome è anche importante come rito di passaggio. La cerimonia del nome infatti è un passo decisivo in molte culture e religioni, in cui l’individuo entra ufficialmente in una nuova fase della sua vita ed assume una nuova identità. Dal cristianesimo allo sciamanesimo dei nativi americani, ovunque le iniziazioni implicano la morte e la rinascita, e ogni nascita porta alla necessita di un nome. Anche nella Stregomeria abbiamo la cerimonia del nome, per l’assunzione del nome di strega. Questo nome dichiara la nascita della nuova personalità (strega) e funziona anche come protezione perché copre il nome proprio nonché separa il profano dal sacro. Questo nome deve essere scelto con molta calma e con perspicacia: deve rappresentare l’individuo, la sua essenza. Secondo molti deve anche combaciare numero logicamente con il nome proprio. Presso i popoli nordeuropei esisteva una sorta di karma del nome di famiglia perché il nome o una parte di esso, si passava da padre a figlio come segno di continuità, e appartenenza; altre volte si dava al nascituro il nome del discendente defunto più somigliante nella convinzione che fosse una reincarnazione. Si pensava che un buon nome fosse un portafortuna (a seconda dei casi) perché carico dell’energia della stirpe, con i suoi meriti e demeriti. Perciò, quando scegli un nome considera anche l’energia di cui si è impregnato nel corso dei secoli, da coloro che lo hanno portato prima di te. L’idea di un karma del nome è presente anche in altre culture (es. il cognome dei romani). Il nome è ciò che sei, è un vestito per l’identità. I Romani erano soliti scegliere persone e luoghi con i nomi “fortunati” e a sostituire i nomi “infausti”, l’esempio più evidente fu il cambio del nome della città di Maluento in Beneventum.

— Jule


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~ di Jule su 19 ottobre 2016.

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