Samhain, Halloween, Giorno dei Morti? Basta disinformazione. Guardiamo al fulcro del suo significato spirituale!


In questi giorni che precedono Halloween siamo sempre bombardati di informazioni confuse: da una parte abbiamo i cristiani, i fedeli delle religioni abramiche e i tradizionalisti che inneggiano ad una “guerra santa” contro la “festa demoniaca straniera”; dall’altra parte c’è uno schieramento di agenti pubblicitari che ci convincono di festeggiare Halloween con ogni sorta di mezzo, per indurci a nutrire il consumismo del mercato con una festa commerciale d’oltreoceano: maschere, feste, dolci, costumi, decorazioni, film, libri, ecc nutrono un grande business internazionale; dall’altra ci sono i neopagani che reclamano tradizioni antiche e culti ancestrali europei. Il risultato? Un’informazione insistente che genera altrettanta confusione già due mesi prima del giorno fatidico: “halloween la festa satanica pagana dei morti con la zucca“. 😂
Non volevo mischiarmi a questo flusso di marketing, ma alla fine ho ceduto per correttezza verso i novizi, gli sviati e per bilanciare tutte le maldicenze: ho deciso di cavalcare l’onda dell’informazione halloweeninana anch’io per offrire qualche minuto di riflessione con il proposito di districare questa matassa per cercare di fare chiarezza nel rispetto di tutti e contrastare la disinformazione.

Forse non ci hai fatto caso o forse sì, perciò ti sarai chiesto perché c’è una mela nell’immagine d’intestazione e non una zucca o un cimitero. La risposta è una: in questo post cercherò di svincolare la celebrazione pagana e neopagana dall’alone tetro affidatogli da secoli di cristianesimo (un po’ per sincretismo e un po’ per detrazione) e dalla banalità dell’halloween di serie B.


Il Giorno dei Morti.

Questo paragrafo è dedicato soprattutto ai cristiani e ai pagani che si lanciano in vere e proprie “guerre sante” gli uni contro gli altri. Il culto dei morti è antichissimo, forse il primo praticato dall’umanità per assicurarsi che i loro cari fossero in pace, che non gli tormentassero e come forma di attaccamento per colmare il trauma della perdita e della paura della morte in sé. Dal Mediterraneo al Nord Europa, ovunque la prima decade di novembre è stata dedicata al ricordo dei defunti ed ai riti per assicurarsi che le loro anime fossero in pace: in epoche precedenti, contemporanea e successive alla vita di Cristo e nelle stesse aree dove il cristianesimo aveva “rimosso” questa tradizione millenaria: se volete essere storici, allora siate imparziali.
Cristiani e puristi: Samhain è tetro tanto quanto la vostra Commemorazione dei Defunti del 2 Novembre. I nostri “fantasmi” e le nostre anime vaganti che ritornano per un giorno, sono tanto impressionanti quanto Gesu e Lazzaro ritornati in piedo su due piedi dai loro sepolcri (veri e propro zombie, non dissimili da Osiride); che differenza c’è fra offrire un mazzo di fiori su una tomba o accendere una candela in un cerchio rituale di fronte ad una fotografia se entrambi i gesti sono mossi dal desiderio di omaggiare l’anima dell’estinto e portarle un po’ di sollievo? Un offerta non è migliore dell’altra, un dolore non è più giusto di un altro. Dal’atra parte, cosa dire di tutte quelle persone e quelle anime non cristiane: valgono meno? 

Dov’è la differenza se sono le medesime date e le stesse ideologie? In ambito spirituale bisogna guardare la sostanza e non l’apparenza; si cercano punti d’unione e non di conflitto – la questione della data sarà spiegata più avanti. 

Festa di Halloween.

È la festa americana equivalente al giorno di Ognissanti, ossia è la sua vigilia, quindi stiamo parlando di tradizioni legate ad una cultura cristiana protestante e anglicana, ma che ha origini pagane: è nata da un sincretismo così come il Natale, l’Uovo di Pasqua, la Befana e S. Giovanni. Più precisamente, ha origini in Irlanda, quindi gli immigrati irlandesi la trapiantarono nella cultura statunitense. Essendo in una terra diversa, si usarono i prodotti del luogo al posto di quelli autoctoni nelle decorazioni: le rape e i vari ortaggi furono sostituiti dalla celebre zucca di Helloween. Questa a sua volta, non rappresenta un demone, ma è il ricordo dell’usanza celtica di preservare le teste dei defunti (perché vi risiedeva lo spirito ed era l’unico modo di mantenere viva la memoria dell’identità di qualcuno a attraverso il volto o quel che ne restava) ed esporle in questo giorno per ricordare la discendenza, omaggiarli e rammentare che l’anima è immortale. La candela nella zucca–testa rappresenta lo spirito, l’anima che per un giorno ritorna nel corpo, o meglio per spiegare che oltre l’apparenza materiale ed oltre il nero della morte siamo Anima e Luce. La lanterna aveva anche la funzione di fugare le anime oscure e guidare quelle perse nel loro viaggio di andata e ritorno. La tradizione celtica irlandese si fuse all’unisono con la Commemorazione dei Morti ed Ognistanti, mentre l’aspetto pagano agricolo passò in secondo piano. È cosi che zucche, mele, falci, fuochi e processioni notturne assunsero sempre più un aspetto tetro mentre quello celebrativo assurse al rango di sabba malizioso e stregoneria: pescare le mele con la bocca, le danze notturne e i fuochi, l’allegria, la divinazione, ecc assursero a “festa della morte, dei demoni e delle streghe”, i giochi furono scambiati per rituali ed ogni sorta di fantasia perversa. 

Samhain e il Capodanno della fine dell’estate.

Allora cosa si festeggiava e cosa si celebrava? Qui entriamo nell’ambito del paganesimo, della spiritualità, della magia, del sacro e del neopaganesimo, perché tutto ciò che conosciamo è posteriore al periodo pagano primigeno ed ha subito costanti contaminazioni di altri culti pagani, della magia e del cristianesimo, nonché dall’interpretazione.
Il mondo moderno è totalmente differente da quello antico, lo è già dalla società di due secoli fa. La prosperità di una comunità era determinata dalla capacità della terra e del bestiame: un raccolto magro, clima impervi, sterilità delle mandrie, scarsità di risorse si ripercuotevano drasticamente sulla comunità: senza cibobci si ammala o peggio si muore, senza pelli, senza legna e senza pietra non si costruisce, non ci si riscalda e non ci difende; dall’altra parte avere una produzione eccedente significava ricchezza, espansione, commercio. Tutto questo implicava l’adattamento dell’uomo alle regole della natura: la piantumazione, il raccolto, l’allevamento, ecc seguivano tempi ben precisi per dare e ottenere il meglio. Questo modo di vivere e questi ritmi erano così radicati dell’umanità da costituire archetipi psicologici e simboli spirituali. È importante conoscerli se si vuole capire Samhain e le altre celebrazioni.

Questo stile di vita era scandito dal ritmo della natura e del lavoro, ossia da calendari ben precisi. Quello che i neopagani chiamano Ruota dell’Anno non è altro che un calendario agricolo, del tutto affine alle raffigurazioni medievali del calendario, con le sue ripartizioni: giorno e notte, inverno e estate, i mesi con raffigirazioni dei lavori dell’orto. Sia la Ruota dell’anno sia il Calendario Agricolo Medievale sono trasposizioni della Ruota Zodiacale: con i mesi per indicare le lunazioni, le stagioni per i solstizi e gli equinozi, le varie attività per spiegare i segni e le case, ecc perché il lavoro dipende dal tempo atmosferico e dalle fasi della vita vegetale e animale.

Esistevano due grandi stagioni: quella calda luminosa e quella fredda buia, ossia estate ed inverno. La prima era attiva, la seconda dedicata al riposo perche i campi sono spogli e non è indicato neanche pascolare. La data di Shamain segna la fine decisiva dei lavori “estivi” e decreta la “stagione morta” di riposo durante la stagione invernale e buia. Samhain con i suoi festeggiamenti non erano altro che un capodanno agricolo cioè la fine di un anno di lavoro: da questo momento la terra doveva riposare per poi essere riseminata e coltivata daccapo! Ciò che si festeggiava e per cui si brindava erano la soddisfazione per il lavoro compito e l’abbondanza della natura; si dava il benvenuto alla difficile stagione invernale, con brindisi e riti propiziatori.  Niente omaggi ai diavoli, nessun festeggiare la morte di nessuno, né invocazioni alle forze del male o delle tenebre (anche perché con il termine oscurità ci si riferisce semplicemente al fatto che le ore di luce sono drasticamente ridotte).  Si provava invece rimpianto per l’Estate perché l’arrivo dell’Inverno implicava malattie talvolta incurabili e possibili carestie, quindi la morte si cercava di tenerla lontana il più possibile! Il tema della morte, appunto è in merito alla tristezza verso la scomparsa apparente del Sole e della vita vegetale.

Da un punto di vista simbolico, lo stile di vita agreste, il calendario agricolo e astronomico divennero anche simboli di un percorso spirituale. Il Sole come emblema della Divinità e dell’anima, mentre il lavoro nei campi a immagine di quello dell’uomo che coltiva il suo spirito e la sua vita. Così come il Sole scende negli inferi e non sorge fra Samhain e il Solstizio d’inverno, così tutti attraversiamo periodi bui in cui sembra che le Divinità siano assenti; allo stesso modo siamo destinati a morire per tornare nella terra (inferno e inverno hanno etimologie comuni), ma proprio come è certo che il Sole ritorna a splendere, così le Divinità non abbandonano l’umanità ed i brutti momenti si superano; allo stesso modo l’anima sopravvive al freddo e al buio della morte.
Il perire della natura ed il completamento del lavoro nel campo sono un’allegoria per spiegare la maturità dell’anzianità, la pazienza, la ricchezza spirituale di coloro che perseverano e il termine della vita a cui non ci si può sottrarre. È allusione al rispetto, alla gratitudine e alla memoria dovuti a coloro che ci hanno preceduti perché noi viviamo del frutto della loro opera, coltiviamo la “terra” che ci hanno preparato e lasciato. Le anime ritornano e rivivono proprio nella memoria, nell’eredità, negli insegnamenti, nei gesti e nei volti dei vivi, generazione dopo generazione, proprio come dal seme rinasce una pianta simile al frutto che l’ha lasciato cadere. Quando a Samhain si fa divinazione è perché anticamente si sapevano interpretare il tempo atmosferico, il comportamento degli animali per capire come sarebbe stata la stagione in arrivo; dall’esito del raccolto si potevano dedurre sia l’andamento economico e il fabbisogno dell’inverno o del raccolto successigo; nonché in generale attraverso la visione ciclica della vita e della natura si era certi che ogni anno tutto cambia e ritorna, pur rimanendo simile a se stesso. 

Nel pensiero magico e animistico, lo spogliarsi della vegetazione, la scomparsa del sole e del calore nell’immobilità pallida dell’inverno non potevano essere altro che dovute alla stessa forza della morte, per analogia. Dunque il reame dei morti doveva essere, in qualche modo, straordinariamente vicino. Si approfittava di questo per ricongiungersi con i cari scomparsi, assicurarsi che le anime fossero in pace e che coloro che fossero morti nell’arco di tempo compreso dallo scorso Samhain potessero dipartire e trovare la loro strada verso l’altro mondo. Parallelamente però, si compivano tutti quei riti volti a scacciare, esorcizzare e difendersi dalle energie della morte stessa e dalle anime vaganti o tenebrose. 

Falci, forconi, scope, frutti intagliati, teste, lanterne, processioni notturne, maschere spaventose, feste, banchetti, rituali, profezie, mele, ecc non hanno nulla a che fare con rituali satanici, maledizioni, culti lugubri, feste in onore della morte, zombie, horror, feste di “halloween”, “stregoneria” e magia nera.
È il caponanno del calendario agricolo, il benvenuto dell’inverno, il bilancio di un anno di lavoro e la prospettiva verso quello venturo, il lutto verso la vita vegetale e animale, una veglia di preghiera ed un offerta come gesti d’amore in ricordo dei defunti, riti protettivi contro la morte stessa e propiziatori per la stagione invernale che oscilla fra riposo e pericolo. 
Se hai una visione horror-halloweeniana di Samhain, non hai raggiunto il fulcro di questo giorno sacro.


La mela piuttosto che la zucca.

Il melo è un albero sacro dei popoli europei; in particolare il suo falso frutto è considerato magico, simbolo stesso dell’altro Mondo, dell’Immortalità e della saggezza. Il color rosso significa il calore del sangue e del sole sull’orizzonte al tramonto e all’alba, la sua forma sferica ricorda un po’ il cuore e un po’ la testa, cosí come il sole e la luna piena. Quando si taglia orizzontalmente rivela una stella a cinque punte: simbolo della corpo umano e del predominio dello spirito sulla materia e quindi dell’immortalità dell’anima. È un simbolo di Luce, che trascende la morte e richiama la rinascita in quanto al culmine della sua maturazione porta il colore del sole e del sangue vivo: contiene al suo interno il simbolo dello spirito, della protezione e del corpo umano, un po’ come un utero materno. A Samhain si brindava alla salute del melo più vecchio del frutteto, versando libagioni di sidro sullenradici e lasciando sui rami le ultime mele: appartenevano agli spiriti. Le superstioni tramandano che siano predilette dalle anime sia come cibo che come dimora. Questo frutto magico è protagonista di diversi giochi e divinazioni di Samhain, tanto che si chiamava anche banchetto delle mele (in riferimento alle offerte rituali). Mangiare una mela era un atto rituale, il cibo rosso spesso era tabù: la mela porta ispirazione e potere magici, profezie e incantamento. Dal suo legno si ricavavano incantesimi di guarigione, i frutti erano il segreto stesso dell’immortalità degli Dèi. Per lungo tempo la mela è stata un segno di riconoscimento in fra Streghe: solo chi conosceva i segreti del frutto poteva riconoscere la Strega.
— Jule


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anticastregoneria.wordpress.com

~ di Jule su 27 ottobre 2016.

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