Luce e colori, irradiazioni energetiche e illuminazione.


I colori, in magia, sono un tema da non prendere alla leggera, antomeno nemmeno bisogna confonderli con il linguaggio dei colori del marketing (come accade nella maggior parte dei casi).
In questo post trattò l’argomento in modo introduttivo e specificamente sul grigio e sull’abito nero. I colori sono una questione importante in magia, sin dall’epoca di Babilonia (o forse da prima).

I colori nell’Arte-Scienza Magica seguono un pensiero teologico molto preciso. Il colore è una manifestazione della Luce, è una forma d’energia fra le più pure (non a caso ciascuna divinità ha il suo colore sacro). Ogni colore è un raggio, un’aspetto di questa emanazione di energia universale; esattamente come il riflesso di un raggio di luce cambia tonalità in base all’inclinazione del prisma di cristallo: essi sono le qualità dell’energia universaleQuando operiamo con il colore stiamo lavorando con l’energia in una forma quasi pura. Soprattutto non lavoriamo con il colore “terreno”, ma con quello “celeste”Cosa significa? In parole semplici, il colore si produce e si manifesta con la Luce. 

Da dove provengono la Luce e i colori? 

Dal Cielo; per complementarietà alla densità della Terra (in senso spirituale, alchemico) corrisponde il buio, la non-luminosità, l’inesistenza o meglio l’esistenza latente, l’invisibile (non visibilità).  Per estensione, al bianco e alla luce corrispondono l’esistenza, l’energia, la vita, la consapevolezza, la chiarezza, l’intelletto; al nero e all’oscurità si associano l’ignoranza (non-consapevolezza), la morte, il pericolo e quanto detto precedentemente. Le fonti che, “in Alto”, rappresentano la massima irradiazione e concentrazione luminosa sono il Sole con i Pianeti e le Stelle. Come un gioco di lenti e di specchi, ogni corpo celeste produce un colore–qualità della Luce-energia, irradiandola e riflettendola “in Basso”, nel mondo terreno. Siccome «ciò che è in Alto è come ciò che sta in Basso», i cromatismi che abbiamo nelle sostanze materiali portano esattamente le stesse vibrazioni energetiche del mondo astrale. 


L’uso del colore e del non-colore in un rituale magico o religioso non è una questione di mood, di linguaggio, di stile o di gusto. Anzi, a volte possono risultare anche molto pacchiani: non farci caso perché non ha finalità estetiche (ci si abitua e si impara a sentirli ed apprezzarli). 
Lo scopo del colore è molto precisa: irradiare luce e determinate qualità energetiche, è un processo di illuminazione, energizzazione. I colori sono raggi di energia cosmica, di luce spirituale. Inoltre, sono veri e propri archetipi. Gli altari, le immagini sacre e i riti potranno pur apparire caleidoscopici, ma ricorda sempre che in magia tutto ha una funzione e questa non è né decorativa né scenica, ma energetica. Faccio due esempi.

L’antipatia del grigio.

Il grigio è un colore praticamente assente in magia e nelle religioni, tranne che per simbologie poco amabili, lo hai mai notato? La ragione è che ciò che è bianco non può essere nero, o per dirlo meglio, due forze complementari come la Luce e l’assenza di Luce non possono coesistere sovrapposte. Un occhio non può essere aperto e chiuso contemporaneamente; è come tentare di mischiare olio e acqua, impossibile, senza senso, irrazionale. Infatti il grigio tende a generare confusione e conflitto. 

L’abito nero, da  vampiro incompreso. 

Il titolo non è poi cosí ironico. Ho letto più volte pseudo motivazioni che consigliano l’uso dell’abito nero (che chissà com’è fa anche tanto cliché da strega per antonomasia sulla scopa, dell’adepto della settarella segreta, o dei personaggi dei videogame e dei telefilm 😂😑:?) che spiegano che il materiale nero, essendo composto di pigmenti che assorbono tutti i raggi luminosi, servirebbe loro per “incanalare” più Luce. Facciamo un finto applauso 👏👏👏 alla signora L. Cabot per aver sostenuto, consigliato e diffuso questa teoria. Adesso però, smontiamo questo mito con la logica?
★Se è il nero ad assorbire la Luce, allora non è la persona a beneficiarne bensì l’abito stesso.
★Seguendo la logica di quella teoria, allora il tessuto nero succhia anche l’irradiazione luminosa di chi lo indossa, l’energia aurica, come un parassita.
★Se assorbe Luce e non la restituisce, il circolo dell’energia risulta interrotto o comunque disperso.
Insomma, direi che questa teoria apparentemente “logica e scientifica” non porta nessuno dei benefici di cui parlano, anzi… Si tratta a tutti gli effetti di scuse per giustificare i gusti personali di qualcuno, magari legato all’icona della “strega tenebrosa” (che non fa altro che perpetuare l’immagine screditante costruita da secoli di cristianesimo).
Ti starai chiedendo: allora cosa mi dici di tutti quegli ordini religiosi che usano abiti neri nel sacerdozio? Ti invito a riflettere su questi due punti: il primo è legato alla morte perché spesso si tratta di ordini dediti alla rinuncia, all’ascetismo, alla vita ritirata, eremitica, alla ricerca del Vuoto; in secondo luogo, l’abito nero riveste indumenti bianchi o colorati sottostanti (quindi il nero non fa effetto sulla persona ma sul mondo esterno, perché in realtà veste bianco o altro colore irradiante e schermante). Dunque, prima di indossare questo colore, soprattutto in un contesto rituale, valuta bene il contesto perché ti stai avvolgendo in un buco nero (anche se usi una sottoveste schermante, non ricevi le energie esterne, quindi non c’è ricambio ne aiuto). Meglio seguire le antiche istruzioni dei druidi, di Pitagora, degli zingari e dei vecchi grimoire: abiti bianchi o nei colori conformi alle energie planetarie o del proposito.

Irradiazione luminosa, risveglio e illuminazione.

Le tinte pure sono più irradianti, quelli scuri “spengono” la Luce (senza di essa non c’è esistenza, nemmeno risveglio e ne consapevolezza), le tinte pastello tendono più al bianco che alla qualità energetica del colore.
— Jule


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🌐 anticastregoneria.wordpress.com

~ di Jule su 8 novembre 2016.

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